Riservatoai Signori Medici:Dalla pagina del sito nella quale sarete reindirizzati sarà possibile accedere ai moduli di richiesta di ricovero e compilarli in ogni sua parte per poi inviarli direttamente agli Operatori dell’Unità Operativa di Accettazione addetti alla lista di attesa, in modo da agevolare la risposta alla vostra richiesta. Al momento dell'invio, riceverete al vostro indirizzo mail che avrete provveduto a inserire copia del modulo da voi inviato.
Si precisa che verranno presi in considerazione i soli moduli compilati e inviati da Medici appartenenti al Servizio Sanitario Nazionale. |
La missione di San Benedetto Menni ebbe inizio quando il giovane milanese ebbe a confrontarsi con la sofferenza umana. Tra i feriti e i moribondi della battaglia di Magenta e le donne malate, abbandonate, socialmente emarginate della Spagna ottocentesca esisteva un comune denominatore, l’assenza di chi si prendesse cura di loro.
La decisione di colmare questo vuoto storico segnò il destino di Benedetto che finì con il lasciare un’impronta indelebile sul concetto stesso di assistenza. Perché Benedetto non si limitò a dare un obiettivo a chi decise di seguirlo condividendo la sua visione delle cose del mondo, ma tracciò anche il modo con cui provare ad affrontare il problema, cioè prodigandosi oltre ogni limite.
Nel tempo, in oltre 125 anni di attività, l’Ordine da lui fondato si è diffuso nel mondo intessendo una fattiva collaborazione con i laici cui è richiesto di porre la persona ammalata al centro della loro attività, servendo Cristo nella persona ammalata e attraverso di essa.
Ciò che stupisce del pensiero di San Benedetto Menni è la sua modernità; il suo valore universale indipendentemente da credo religiosi e politici o filosofie; il fatto che il concetto di assistenza sanitaria stia valicando i confini del sanitario per estendersi a tutte le dimensioni della persona e che, così facendo, tenda a riecheggiare la visione del Fatebenefratello.
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Centralità della persona ammalata è un concetto che va al di là di un’esigenza di tipo carismatico e religioso, che torna ad attribuire valore a fattori dimenticati o peggio ignorati:
- la dignità dell’essere umano in qualsiasi frangente della vita egli si trovi, anche nel più oscuro e difficile;
- il suo diritto di essere aiutato quando si trova in difficoltà (e quale maggiore difficoltà se non la malattia);
- il bisogno che anche il suo milieu sociale sia tenuto in conto quando lo si accoglie perché possa guarire nel luogo dove vive e dove ha un suo ruolo, intervenendo sulle cause della sua malattia e del suo disagio;
- il fatto che la sua salute globale è l’obiettivo dell’operato di chi lo assiste, al di là di realizzazioni personali;
- il diritto alla non discriminazione.
Quando l’Organizzazione mondiale della sanità estese alla sfera mentale il concetto di salute ampliando di fatto l’ambito di intervento dei curanti non fece che confermare indirettamente la validità del progetto ospedaliero di un approccio olistico alla persona. Così come avviene per norme e criteri che vengono elaborati da Enti autorevoli nel tentativo di delineare servizi sempre più adeguati, tagliati su misura, per così dire. Così come fanno eco i sistemi di qualità che ai concetti di efficacia ed efficienza degli interventi affianco quelli di sicurezza, condivisione, consenso, individualità, qualità della vita.
La vera differenza – una differenza essenziale – sta nel modo con cui tutto ciò viene messo in atto. L’operatore ospedaliero si fa carico di chi soffre usando se stesso come strumento, oltre che i dispositivi e gli strumenti che la scienza mette a disposizione. Non fermandosi davanti a nulla, affrontando gli ostacoli, migliorando il proprio servizio in maniera costante e priva di pause di autocompiacimento.
Se non si fosse a conoscenza del tentativo costante, determinato, energico e nel contempo umile, di portare la missione in paesi lontani dove la sofferenza e il disagio sono talmente radicati nella vita quotidiana che l’intento ospedaliero si struttura nel tessuto stesso del sociale, il tentativo di rispondere in maniera sempre più puntuale alle richieste di chi soffre, anche quando tali richieste appaiono mute e rassegnate potrebbe essere letto nell’evoluzione di VSB.
L’evoluzione del Centro, appunto, la sua strutturazione presente e futura, l’articolazione dei servizi, la sua apertura verso il territorio, i contatti e i legami istituiti anche valicando i confini del ristretto territorio nel quale è nata e cresciuta sono l’immagine della vivacità e della volontà mai sopita dell’Ordine e di chi nell’Ordine si riconosce.
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