La filosofia della qualità
Ormai la qualità di un prodotto (e quindi di un servizio o di un complesso di servizi) non può più essere una questione soggettiva, né dal punto di vista di chi produce (o eroga) né dal punto di vista di chi fruisce. In particolare se si considera l’area della sanità, nella quale la posta in gioco è la salute delle persone, quelle per le quali si opera e quelle che operano.
Per questo motivo acquisisce sempre più peso la filosofia secondo la quale tutto è oggettivamente misurabile scegliendo idonei strumenti di misurazione e di riferimento. Anche la qualità.
Si procede in questo modo, qualsiasi sia l’area nella quale si opera: vengono individuate le varie fasi di un’attività; vengono riconosciuti gli obiettivi intermedi; vengono scelti indici idonei di controllo dell’attività; si operano controlli; si mettono in atto le dovute correzioni; si ricontrolla. E così via in un processo di miglioramento costante nel tempo che tende a una sempre maggiore aderenza alle norme che a priori sono state redatte in modo da soddisfare precisi standard di riferimento.
Per quanto il procedimento sembri piuttosto semplice, non risulta invece così immediato. Nulla è più complicato di descrivere quello si fa quotidianamente con l’oggettività, il distacco e la lucidità necessari a motivare ogni singolo passo, ogni scelta, ogni abitudine, e per riconoscere che, sì, alcune azioni potrebbero essere meglio pianificate, magari in maniera più efficace o – e questo è spesso il caso dell’area sanitaria e assistenziale – più sicura per tutti, operatori e utenti.
Per poter organizzare al meglio qualsiasi procedura – cioè la descrizione passo passo di ogni attività finalizzata a un obiettivo, si sceglie quella che garantisce la soddisfazione di standard minimi che Enti indipendenti e specializzati considerano basilari ed essenziali (quelli che poi opereranno i controlli) e che garantisce il raggiungimento dell’obiettivo che ci si è posti, liberi in questo modo di restringere gli intervalli di accettabilità se lo si considera necessario, di valutare le ricadute economiche, di prendere in considerazione standard di ambiti differenti, di fare ancora meglio.
Ma sempre documentando e facendo riferimento a norme e procedure che consentano di individuare i punti deboli in una catena di eventi che porta a un risultato non del tutto conforme allo standard qualitativo che ci si è proposti; in modo da comprendere dove intervenire efficacemente.
Aderire a questa filosofia non è stata una passeggiata, dunque: abbandonare abitudini consolidate in favore di processi nuovi e talvolta estranei ha comportato (e non smette di comportare) un grande impegno e una grande volontà di miglioramento; una sorta di revisione del pensiero e dei suoi processi. Per questo, fare propria questa filosofia ha comportato una serie di cambiamenti.
Ha insegnato a porsi domande.e a lasciar spazio ai dubbi accettandoli come motori di un’elaborazione senza sosta, quindi come elementi positivi del processo lavorativo.
Obbliga a considerare il lavoro degli altri che collaborano al raggiungimento di uno stesso risultato come routine integrante dell’attività propria di ogni operatore, a qualsiasi livello, elaborando strategie perché l’integrazione sia un’operazione di successo.
Determina la necessità di accettare con umiltà gli errori, le difficoltà, le piccole e grandi defiance e i consigli e le correzioni che ne vengono come le indicazioni che portano a un nuovo e più efficace cammino.
E tutto questo è frutto di una scelta autonoma che la Direzione di Villa San Benedetto ha operato e che il Personale prova ogni giorno a fare sua.

