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Il nostro Centro Diurno a convegno

 
29/10/2011 Giornata di studio dedicata a "Innovazioni nei percorsi semiresidenziali in psichiatria"ottobre la giornata di studio.
 

In effetti, definire i Centri Diurni come semplicemente risocializzanti sembra essere limitante, sopratutto quando si considera che creano la possibilità di realizzare un fattivo supporto in fase di dimissione da Strutture ospedaliere, Comunità terapeutiche o Centri di riabilitazione. Dalle parole dei partecipanti sono emerse dunque caratteristiche fondamentali quali la flessibilità, il lavoro in rete, l'apertura al territorio dei Centri diurni, fattori centrali nelle diverse esperienze che negano il ruolo di "non luogo" cui vengono talvolta relegati.
La collaborazione dei Coordinamenti regionali di Lombardia e Canton Ticino con le Strutture comasche e ticinesi raccolte intorno a questo evento ha consentito di spaziare tra percorsi semiresidenziali innovativi e originali. Tra queste, Villa San Benedetto si è proposta raccontando la propria esperienza attraverso l'intervento della Dottoressa Maddalena Pinti, psicologa e coordinatrice del Centro Diurno della Struttura di Albese, che ha aperto il dibatitto illustrando la storia del Centro che coordina.
I contenuti dell'intervento "Protagonisti di una scelta: utenti ed équipe nel processo di recovery: Osservazioni preliminari sull'efficacia dell'utilizzo di un nuovo approccio" ha costituito anche materia per un poster dal quale emerge che la frequentazione del Centro Diurno riduce in modo significativo il numero dei ricoveri, superando il fenomeno del revolving door.
Utilizzando note scale di valutazione (VGF e BPRS) fino al 2010, gli Autori avevano però evidenziato che la sintomatologia si riduceva e il livello del funzionamento globale tendeva ad aumentare soprattutto nel corso dei primi mesi di frequenza andando scemando successivamente. L'équipe, allora, si è interrogata su questa tendenza e ha deciso di abbracciare l’orientamento della Recovery e applicare tecniche evidence-based.
Lo studio successivo all'applicazione della nuova tecnica che, nelle attese, avrebbe dovuto consentire un complessivo cambiamento di atteggiamento nei confronti della malattia e della quotidianità, anche grazie all’utilizzo delle risorse esterne e interne al soggetto impegnato in un percorso di cura consapevole,  ha messo in luce risultati decisamente incoraggianti.
"I dati rilevati infatti sembrano iniziare a supportare le ipotesi di partenza", spiegano gli Autori del lavoro*. "Si può parlare però solo di inizio positivo, dobbiamo infatti accertarci che non sia una risposta ad una novità e non ad una metodologia ad oggi applicata con efficacia; in quest’ottica sarà compito dell’équipe continuare ad interrogarsi  e a formarsi in merito alle tecniche di evidence–based conosciute, tenendo sicuramente conto delle rilevazioni dei dati periodiche attraverso le scale utilizzate. Il campione presentato permette soltanto di fare alcune osservazioni sia in relazione alla eseguità del campione stesso che della mancanza di un adeguato gruppo di controllo. La complessità e molteplicità degli interventi messi in atto nel percorso di Recovery rende altresì difficile identificare quale degli ingredienti sia realmente efficace e quale sia il relativo impatto dei singoli interventi. Tuttavia l’evidenza di un miglioramento della qualità di vita e della funzionalità dei pazienti supporta in generale l’utilità di questo intervento. L’impostazione di studi sperimentali che prevedano un gruppo di controllo e l’applicazione di statistiche complesse, quali l’analisi con le reti neurali, potrebbe permettere di comprendere più a fondo sia la reale efficacia del progetto che la specificità dei singoli aspetti modulati".

* Protagonisti di una scelta: utenti ed équipe nel processo di Recovery. Osservazioni preliminari sull’efficaciadell’utilizzo di un nuovo approccio. M. Pinti, V. Martines, W. Micieli, A. Motta,  P. Noseda, C. Piazza,G. Santacroce, G. Vanni, G. Perna (Centro Diurno Psichiatrico, Dipartimento di Neuroscienze Cliniche, Villa San Bendetto Menni)

 
 
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