C’era una volta la JCI: e c’è ancora
In effetti la prova non è stata delle più semplici e scontate. Le due ispettrici (la statunitense Ellen Pentland e la britannica Angela Norton) e una responsabile della stesura degli standard JCI (Claudia Jorgenson, anche lei proveniente dagli USA), a distanza di tre anni dal primo accreditamento conseguito, hanno dovuto non solo valutare gli strumenti e l’organizzazione messa in atto da Villa San Bendetto, come avevano fatto già tre anni fa gli altri ispettori, ma anche e soprattutto valutare i risultati conseguiti.
Ci sono voluti quattro giorni di lavoro, dal 13 al 16 giugno, perché questo fosse fatto.
E come nella filosofia operativa JCI che ormai tutti conosciamo bene ogni angolino della struttura, ogni più piccola attività, ogni norma sono stati vagliati e analizzati.
A questa attività da parte delle ispettrici è corrisposta la massima collaborazione da parte del personale dei reparti. Come Il Dott. Sesana e la responsabile della Qualità, la Dott.ssa Piazza, hanno sottolineato più volte, alla fine chi ha sopportato l’impatto e ha dimostrato sul campo quello che viene fatto davvero, e come, sono stati tutti gli operatori che interrogati direttamente o osservati al lavoro hanno dato prova che quello che c’è scritto, nei limiti del possibile, è applicato correttamente per il miglior risultato.
E’ proprio questo spirito che, oltre ai dati concreti, è stato colto dalle ispettrici. Ancora una volta, al momento della presentazione delle loro osservazioni (le stesse che successivamente sarebbero state inviate alla sede centrale statunitense per l’elaborazione ai fini del rinnovo dell’accreditamento che ci ha raggiunto in via ufficiale pochi giorni dopo), proprio nel momento di maggiore ufficialità, le ispettrici hanno voluto sottolineare quanto impegno e quanta passione hanno visto e apprezzato nel lavoro di tutti.
E probabilmente questo è quanto colpisce la Direzione che pur consapevole delle differenti motivazioni che spingono i più ad aderire e collaborare – tolti i pochi scettici di sempre che comunque gli altri trascinano con la loro forza – sa di poter contare su molti.
L’accreditamento finisce così con l’essere non solo un riconoscimento internazionale della qualità del servizio erogato in ambito sanitario e assistenziale, ma un punto di forza che viene ad arricchire gli operatori, che possono dire di avere anche riconoscimenti esterni al loro buon operare. Un punto di forza che, infine, viene a enfatizzare che in un’organizzazione come Villa San Benedetto, poco si può fare senza una massiccia collaborazione e una grande disponibilità da parte del megagruppo di lavoro.
Vale la pena di ricordarlo, perché al di là del fatto che questa nuova certificazione, come la precedente, ha validità di tre anni e alla prossima survey ci verrà richiesta un’adesione ancora maggiore e si ridurranno ulteriormente i margini di accettabilità rispetto alle imperfezioni, è importante ricordare che gli stessi criteri e standard di accreditamento sono in costante aggiornamento e modifica, il che significa che nessuno, proprio nessuno, può riposare sugli allori.
E il giorno dopo la survey? Forse non proprio il giorno dopo, ma una manciata di giorni dopo, tutti di nuovo al lavoro come sempre.
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