Ospedaliere, sempre e dovunque
(continua dalla home page)... le specifiche caratteristiche della propria missione, nell’ottica del binomio costituito da continuità e attualità. In secondo luogo per riuscire ad adattare al meglio – senza snaturarla – la loro essenza, il loro carisma, alle mutate e mutevoli esigenze delle persone sofferenti, così numerose al mondo, così diverse nelle cause e nella forma del disagio e della sofferenza, così uguali nella necessità di venire assistite al meglio.
Per realizzare questa sorta di revisione epocale, alla Congregazione si presentavano due possibilità: prendersi un momento di riflessione, come si usa dire, oppure fare come hanno fatto, come hanno sempre fatto da quando sono state fondate da San Bendetto Menni, cioè rifarsi ai dettami del Santo osservando la propria opera quotidiana e modificandola se necessario senza fermarsi affatto, senza smettere di dedicarsi alla loro missione.
Così facendo, si sono calate lungo le proprie radici fino alla fonte del loro carisma senza per questo astenersi un solo istante dall’elargire la propria opera giorno per giorno, muovendosi dentro alle cose in movimento costante, valutando ogni singola azione e ogni singolo gesto che contribuisse a forgiare quella azione. E ne sono riemerse più salde e determinate che mai, con una invidiabile chiarezza di intenti.
Il fatto di volersi tenere agganciate alla società nella quale vivono, si spingono e operano è ben descritto dal concetto stesso di Comunità Ospedaliera che se trova nella Suore il catalizzatore vede chiamati come attori le persone assistite stesse, i loro familiari, i collaboratori, i volontari e le persone in formazione, in una condivisione di energie spese e di responsabilità per il miglior risultato possibile, sempre centrato sull’assistito; in un’opera che si allarga alla società e all’ambiente stesso dell’assistito per favorirne il reinserimento .
E’ in relazione a questo coinvolgimento trasversale e all’attività aperta e dinamica che caratterizza l’opera ospedaliera che si è reso necessario un appello alla conservazione della propria identità congregazionale. La missione delle Suore Ospedaliere è universale e interculturale e si adatta a realtà fortemente dissimili sul piano sociale, politico e religioso. Doveva trovare una roccia salda alla quale ancorarsi per non stemperarsi – e perdersi – all’interno di realtà e iniziative e gruppi che a loro volta desiderano operare e operano nel sociale, in tutti i sociale, ma che non traggono energia e ispirazione dalla medesima fonte. La Congregazione – va da sé – ha trovato questa roccia salda nel valore ispiratore dell’ospitalità lasciato in eredità dal Fondatore, che articolato nei fattori di riferimento tratteggia una strada che può condurre dovunque e attraverso qualsiasi territorio, anche difficile se non ostile, ma sempre molto lontano: sensibilità verso gli esclusi, servizio ai malati bisognosi, accoglienza liberatrice, salute integrale, qualità professionale, umanità nell’assistenza, etica in ogni atto e coscienza storica.
Questi elementi e molti altri ancora sono contenuti e discussi nel Quadro dell’identità istituzionale, documento realizzato al termine dei lavori congregazionali sul finire del 2010 e diffuso nel corso dei primi mesi del 2011. Il messaggio conclusivo nel Quadro non può che occupare le ultime righe di questo breve scritto, in una posizione di rilievo come meritano le affermazioni più sintetiche e determinate in ogni ambito: Fin dalle origini siamo state fedeli alla nostra missione, adeguandoci alle esigenze di ogni epoca e luogo. Oggi incontriamo nuove sfide che ci chiedono, ancora una volta, di dare prova di creatività. Ci impegniamo nell’identità della nostra Istituzione per garantire il futuro dell’ospitalità.
Conoscendo l’opera ospedaliera nei decenni della sua storia, non vi è dubbio alcuno che sarà fatto.
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