Diritti dell'Utente
E’ il segno dei tempi: l’utente dell’Azienda Sanità è diventato parte integrante del processo decisionale terapeutico che lo riguarda. Non è dunque semplice filosofia il fatto che a lui non ci si riferisca più come al paziente ma come alla persona assistita o comunque a una persona.
E’ proprio il rapporto di base che è mutato consentendo all’interno della relazione terapeutica (relazione a tutti gli effetti) di prendere in considerazione numerosi aspetti dell’assistito che l’asimmetria del passato lasciava quasi ignorati.
Tutto ciò corrisponde a tutti gli effetti a un modo diverso di avvicinarsi all’utente-persona, a un diverso grado di sensibilità che viene richiesto quasi per norma agli operatori e che potrebbe diventare davvero imperante portando anche chi non ne era avvezzo a livello personologico a sperimentarlo come strumento della sua quotidianità professionale. Individualità, convinzioni personali, dignità, qualità di vita, privacy, libertà, sono fattori (e termini) che ormai non suonano più estranei al nostro orecchio di operatori sanitari e che corrispondono alla crescita dell’importanza della persona che riceve un trattamento.
E’ una rivoluzione che riguarda le politiche del Servizio sanitario e che ha interessato i programmi degli Enti di certificazione della qualità, una rivoluzione che sposta al centro di questa relazione l’individuo con le sue caratteristiche (che non sono solo il disagio o la malattia) e sposta la sola diagnosi o il solo sintomo o il solo numero indicativo del paziente di turno. Per gli operatori di VSB è tuttavia una rivoluzione che non suona del tutto nuova. Anzi.
Quello che più ci colpisce (favorevolmente, è inutile dirlo) è la convergenza di atteggiamenti verso un impronta più simile a quella che la Congregazione ha sempre professato, trovandosi quindi già su questa strada rivoluzionaria fina dalla sua fondazione e ben più avanti di qualsiasi altro attore della vicenda assistenziale.
I valori ospedalieri hanno sempre posto la persona al centro dell’attività degli operatori, una persona olisticamente intesa, l’insieme di quelle caratteristiche che ne fanno un essere umano con una sua soggettività e dignità che non possono essere ignorate e che la malattia non può e non deve mettere in secondo piano se si desidera mantenere viva la motivazione di chi si cura e confermargli giorno per giorno che la società, là fuori, gli tiene il posto che gli compete.
Agli operatori è sempre stato chiesto di rispondere alle esigenze di chi assistevano. Il Fondatore ne ha fatto oggetto di numerosi scritti che hanno tracciato la via comportamentale dell’operatore per come è attesa, in un certo qual modo proponendo all’operatore stesso una sua dimensione diversa: egli non può dimenticare di essere a sua volta persona e di avere suoi propri strumenti per approcciare chi soffre, suoi propri doveri, sue proprie doverose attenzioni.
Permettendo alla persona assistita di godere di quei diritti che compaiono nella Carta dell’Utente, non solo l’operatore garantisce l’essere persona di quest’ultimo, ma a sua volta guadagnerà a sé una dimensione più umana.

